Adozione del minore: l’accertamento dell’irreversibile non recuperabilità della capacità genitoriale
- Valerio de Gioia
- Diritto Civile, JusDi
Provvedimento (estremi)
Cass. civ., sez. I, ud. 9 aprile 2026 – dep. 3 giugno 2026, n. 17586 (ord.)
Tematica
Adozione
Dichiarazione di adottabilità
Capacità genitoriale
Norma/e di riferimento
art. 1, L. n. 184 del 1983
art. 8, L. n. 184 del 1983
Massima/e
ѦѦѦ La dichiarazione di adottabilità di un minore, costituisce una “extrema ratio” che si fonda sull’accertamento dell’irreversibile non recuperabilità della capacità genitoriale, in presenza di fatti gravi, indicativi in modo certo dello stato di abbandono, morale e materiale, a norma dell’art. 8, L. n. 183 del 1984, che devono essere dimostrati in concreto, senza dare ingresso a giudizi sommari di incapacità genitoriale non basati su precisi elementi di fatto. Cass. civ., sez. I, 3 giugno 2026, n. 17586 (ord.)
In senso conforme: Cass. civ., sez. un. n. 35110/2021
ѦѦѦ L’accertamento dell’irreversibile non recuperabilità della capacità genitoriale, deve compiersi tenendo conto che il legislatore, all’art. 1, L. n. 184 del 1983, ha stabilito il prioritario diritto del minore di rimanere nel nucleo familiare anche allargato di origine, quale tessuto connettivo della sua identità. La natura non assoluta, ma bilanciabile, di tale diritto impone un esame approfondito, completo e attuale delle condizioni di criticità dei genitori e dei familiari entro il quarto grado disponibili a prendersi cura del minore e delle loro capacità di recupero e cambiamento, ove sostenute da interventi di supporto adeguati anche al contesto socioculturale di riferimento. Cass. civ., sez. I, 3 giugno 2026, n. 17586 (ord.)
In senso conforme: Cass. civ. n. 24717/2021
Commento
Adozione del minore: l’accertamento dell’irreversibile non recuperabilità della capacità genitoriale
Giovanna Spirito
La dichiarazione di adottabilità di un minore, costituisce una “extrema ratio” che si fonda sull’accertamento dell’irreversibile non recuperabilità della capacità genitoriale, in presenza di fatti gravi, indicativi in modo certo dello stato di abbandono, morale e materiale, a norma dell’art. 8, L. n. 183 del 1984, che devono essere dimostrati in concreto, senza dare ingresso a giudizi sommari di incapacità genitoriale non basati su precisi elementi di fatto (Cass. civ., sez. un. n. 35110/2021).
Invero, l’accertamento dell’irreversibile non recuperabilità della capacità genitoriale, deve compiersi “tenendo conto che il legislatore, all’art. 1, L. n. 184 del 1983, ha stabilito il prioritario diritto del minore di rimanere nel nucleo familiare anche allargato di origine, quale tessuto connettivo della sua identità. La natura non assoluta, ma bilanciabile, di tale diritto impone un esame approfondito, completo e attuale delle condizioni di criticità dei genitori e dei familiari entro il quarto grado disponibili a prendersi cura del minore e delle loro capacità di recupero e cambiamento, ove sostenute da interventi di supporto adeguati anche al contesto socioculturale di riferimento (Cass. civ. n. 24717/2021).
Come è stato già in passato esplicitato, il giudice di merito, nell’accertare lo stato di adottabilità di un minore, deve: a) verificare l’effettiva ed attuale possibilità di recupero dei genitori, sia con riferimento alle condizioni economico-abitative, senza però che l’attività lavorativa svolta e il reddito percepito assumano valenza discriminatoria, sia con riferimento alle condizioni psichiche, queste ultime da valutare, se del caso, con una indagine peritale; b) estendere tale verifica anche al nucleo familiare, di cui occorre accertare la concreta possibilità di supportare i genitori e di sviluppare rapporti con il minore, anche se, allo stato, mancanti (come nel caso in cui il minore sia collocato in casa famiglia o presso una famiglia affidataria); c) ove necessario, avvalersi di un mediatore culturale, non al fine di colmare deficit linguistici, ma di elidere la distanza tra modelli culturali familiari molto differenti, che, se non superata, osta ad un’adeguata valutazione della capacità genitoriale (cfr. Cass. civ. n. 7559/2018; Cass. civ. n. 6552/2017, che ha avuto riguardo al raffronto tra il modello culturale italiano e quello filippino).
Va, altresì, rammentato che la situazione di abbandono è configurabile “… non solo nei casi di materiale abbandono del minore, ma ogniqualvolta si accerti l’inadeguatezza dei genitori naturali a garantirgli il normale sviluppo psico-fisico, così da far considerare la rescissione del legame familiare come strumento adatto ad evitare al minore un più grave pregiudizio ed assicurargli assistenza e stabilità affettiva, dovendosi considerare “situazione di abbandono”, oltre al rifiuto intenzionale e irrevocabile dell’adempimento dei doveri genitoriali, anche una situazione di fatto obiettiva del minore, che, a prescindere dagli intendimenti dei genitori, impedisca o ponga in pericolo il suo sano sviluppo psico-fisico, per il non transitorio difetto di quell’assistenza materiale e morale necessaria a tal fine” (Cass. civ. n. 1838/2011; v. anche Cass. civ. n. 5580/2000) perché l’abbandono, comunque, non è integrato solamente da un “rifiuto intenzionale e irrevocabile dell’adempimento dei doveri genitoriali” ma anche da una situazione di fatto oggettiva del minore che – a prescindere dagli adempimenti dei genitori – impedisca o ponga in pericolo il suo sano sviluppo psico-fisico per il non transitorio difetto di quell’assistenza materiale e morale necessaria a tal fine (Cass. civ. n. 3988/2002; Cass. civ. n. 1674/2002). Per tali complessive ragioni, il giudice di merito deve, prioritariamente, verificare in concreto se possa essere utilmente fornito un intervento di sostegno diretto a rimuovere situazioni di difficoltà o disagio familiare e se ciò incontri la collaborativa sinergia dei genitori, e, solo ove risulti impossibile, quand’anche in base ad un criterio di grande probabilità, prevedere il recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con la necessità del minore di vivere in uno stabile contesto familiare, è legittimo e corretto l’accertamento dello stato di abbandono (Cass. civ. n. 6137/2015).